Le crisi dell’oro
Sono passati quasi 100 anni dalla Prima Crisi dell’oro, quando nel 1929, un evento cambiò drasticamente vita e abitudini della quotidianità Occidentale. Le altre nel 1974 e nel 2009, l’ultima, descritta da un articolo di Tesaurum a febbraio 2021. Quella degli anni ’70 fu simile a questa che stiamo vivendo oggi. Crollo del prezzo petrolifero, disoccupazione, l’inflazione galoppante e la crisi internazionale legata alle libertà civili, sono fenomeni che stiamo vivendo in pieno, come le hanno vissute allora i nostri padri.
Oggi, come negli anni Settanta, abbiamo una crisi del settore tecnologico, a partire dal 1970 si cominciò a diffondere il pc e internet nel mondo, con un collasso parziale delle vecchie imprese che hanno dovuto adeguarsi. Cinquanta anni fa cominciava un mondo che è arrivato alla fine nel 2012, producendo un nuovo rialzo dell’oro e del costo delle materie prime. Il prezzo dell’oro non è mai stato così alto come oggi.
Entro aprile del 2026 potrebbe arrivare a circa 150 euro al grammo, con un sentiment in crescita la materia preziosa per eccellenza. Perché sono proprio le libertà civili ad essere messe in discussione. La crisi petrolifera sembra aver trovato un valido sostituto nel gas naturale, per il quale oggi si sviluppano guerre e transizioni molto cruente. Insomma i grandi rialzi del prezzo dell’oro portano in seno sempre grandi cambiamenti.
LA CRISI FINANZIARIA DEL 2009
A differenza del 2012, gli asset che lo sostengono sono maggiormente forti. Ciò non toglie che i rischi legati al mercato dell’oro rimangono: anche se si è bruciata molta “carta” che determinò il fenomeno della cartolarizzazione, non vuol dire che i titoli in circolazione oggi, non assumano valori dieci volte superiori a quelli della bolla immobiliare del 2009 negli Stati Uniti.
La crisi del 2009 è stata indotta dagli Stati Uniti per esigenze di finanziamento delle guerre nel mondo. Non nascondiamoci dietro ad un dito. In quel periodo ci fu la crescita della spesa militare per l’Iran.
Come si legge su Wikipedia: “Nell’aprile 2009, per la prima volta in Europa, il tasso di disoccupazione maschile superò quello femminile, mentre la disoccupazione giovanile (al di sotto di 25 anni), subì fortemente le conseguenze della fase recessiva, con una crescita costante che raggiunse il 18,7% ad aprile 2009.” Molte sono le tesi in cui si studiano i metodi presi dalla UE per ridurre la crisi finanziaria del debito sovrano consolidato nel 2012. (approfondimento).
GLI ANNI 70
Oggi siamo vicini a quel tempo di restaurazione. Dopo l’abbandono del Gold Standard e la prima liberalizzazione dell’oro, il boom esplose nel 1974, quando cominciava un periodo di austerity e di crisi del petrolio. L’economia sembrò crollare in quegli anni di abbandono della parità aurea, di allargamento potenziale del Debito. Ebbene, dal 1976 in poi l’oro crebbe del 400%, proprio per sopperire alla finanza del Debito, esattamente come nel 2008.

Il trend positivo dell’oro, si può dire che segua la preoccupazioni degli investitori, per l’economia e le bolle che esso genera. Più grande è la bolla e maggiori possibilità da l’oro di recupero nel medio periodo. In questo momento la bolla segue l’intelligenza artificiale si legge, l’immobiliare cinese e la guerra. Tutte sfide, scommesse che portano in alto gli acquisti di oro. Più legna si mette nel fortino e più persone vedono all’orizzonte un inverno rigido.
INDICE PREZZI AL CONSUMO EUROPEO
L’indice dei prezzi al consumo rispetto al 2015 è cresciuto del 121,7%. Questo dato ci fa capire che c’è stata un inflazione del 12,17% ogni anno e del 1,1 media ogni mese dal 2015 ad oggi. Alla faccia di chi diceva nel 2019 che l’Europa era in deflazione. La deflazione non c’è mai stata. E’ una bufala che si inventò l’amministrazione finanziaria europea di allora per giustificare e portare avanti il progetto “Titoli di Stato Europeo”, il Debito di tutti gli Stati europei. Un’altra testimonianza, non complottista, bensì dell’ISPI, ci ricorda che l’inflazione nell’eurozona è cresciuta di più rispetto agli obiettivi che si è data l’Unione Europea.

Ecco di qui l’esigenza di incastrare le Nazioni con un bel rapporto Debito/PIL, una misura che consolida il tasso sul debito da pagare e quindi l’inflazione. Chi ha proposto questa regola era ben consapevole che il futuro dei dollari e dell’euro avevano i giorni contati perché l’inflazione non si sarebbe mai fermata, perché non vogliono fermarla.
Il ritorno al Gold Standard, una misura protezionistica, mette il punto al libero mercato, alla democrazia delle monete ed all’ultraliberismo incontrollato della globalizzazione. La bufala della guerra all’inflazione rimane la strategia fondamentale per il sistema finanziario moderno che vive di Debito fra nazioni, senza la minima intenzione di cambiare rotta verso la stabilità. E’ solo una misura di contenimento al disastro.
QUANTO DURERA’ LA CRESCITA
Per questo motivo l’oro è in corsa verso un valore sempre più alto che si fermerà solo con l’introduzione di una moneta digitale, la quale sfrutterà il gap tra inflazione e la stabilità dell’oro. Diversificare quindi diventa una priorità fondamentale per recuperare la perdita di potere d’acquisto.
Il sistema monetario è il vero malato, quindi. Il Fondo Monetario Internazionale sta creando un paniere di monete da anni, per allineare le maggiori valute utilizzate nel commercio internazionale, così i BRICS nascono dalla necessità di creare un cartello di monete di Paesi ex-non allineati, ex paesi in via di sviluppo ed ex-colonie occidentali, al fine di far uscire il dollaro dall’empasse del Debito, creato da anni di speculazione finanziaria.
Il primo step della corsa all’oro potrebbe avere una battuta d’arresto intorno ai 150 dollari, quando potrebbe avere una quarta crisi della storia che, dopo una discesa vertiginosa a 1500 dollari per oncia (il suo valore reale) potrebbe salire fino a 15000 dollari oncia in caso di guerra nel Pacifico o in Medioriente. Stiamo a vedere! See you later…
Luca Clemente
Foto di copertina – Università Statale di MILANO


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