COME STA L’ORO?
“La domanda di oro da parte delle banche centrali ha iniziato il 2026 con un andamento positivo, con acquisti netti stimati pari a 244 tonnellate nel primo trimestre. La domanda ha superato sia quella del trimestre precedente che la media quinquennale, a conferma del costante impegno nel rafforzare le riserve auree.
Nel corso del trimestre, le banche centrali hanno dovuto affrontare una crescente incertezza su più fronti. Il conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele ha aggravato un contesto geoeconomico già teso, generando maggiore volatilità sui mercati, incluso quello dell’oro.
In questo contesto, la continua domanda di oro da parte delle banche centrali sottolinea la natura ampiamente strategica dei loro acquisti e la costante fiducia nel ruolo dell’oro come riserva di valore durante i periodi di incertezza .“
Tuttavia, questo contesto ha probabilmente contribuito all’aumento delle vendite registrato nel trimestre, con l’oro che ha svolto il suo ruolo di bene di riserva indispensabile e accessibile in periodi di estrema turbolenza del mercato.“
Nonostante questa analisi di World Gold Council sia ufficialmente accettata come la verità assoluta, Tesaurum pensa che ci siano anche altre ragioni.
EPOCA STORICA DI TRASFORMAZIONE
Come abbiamo detto già in precedenza, siamo in un’epoca storica che vede vacillare l‘Impero Americano d’occidente, arranca in termini di competitività economica ed anche politica. Il suo antagonista primario, la Russia di Putin, sta prendendo il largo insieme alla Cina, in un altro mercato parallelo: i BRICS, un’alleanza economica di Paesi che fino ad oggi ha dato le materie prime necessarie all’Impero, uscito vittorioso dalla Seconda Guerra Mondiale, che ha stabilito le regole del mercato e quale moneta utilizzare.
La Cina, che alla fine degli Anni Novanta era il fiore all’occhiello del gigante americano, già in crisi con il mondo arabo, con tassi di crescita che sfioravano le due cifre percentuali. Russia e Cina comprano tonnellate di oro all’anno. E lo faranno anche scambiandosi l’oro nelle riserve per appianare il gap con il dollaro americano, sempre più alienato per evitare gli effetti della svalutazione (dedollarizzazione).
Delle 244 tonnellate acquistate o spostate da nazione a nazione, registrate da WGC e da Metals Focus, due tra i maggiori fornitori di dati nel mondo delle materie prime, solo 98 sono quelle mappate e date come certe. Le altre riguardano scambi “non dichiarati” che sono diventati una prassi da qualche tempo, soprattutto da quando è iniziata la guerra commerciale su più fronti.
L’EUROPA ORGANIZZA “I DOPOGUERRA”?
In Ucraina dove ora Putin detta le regole di una riapertura, dopo aver subito un’aggressione in piena regola, non tanto dall’Europa ma dal suo antagonista storico, gli Stati Uniti d’America, i quali oggi pretendono chiarezza della futura struttura politica economico militare europea, che sia indipendente e svincolata dalle risorse energetiche russe.
In Medio Oriente, dove viene persino chiesto all’Italia di prestarsi come forza di controllo della Regione al fine di fungere da colonna portante europea nelle relazioni con gli Stati esteri, Arabia Saudita compresa. L’America quindi in cerca di intermediari si rivela debole e aggressiva, come un vecchio stanco che ha paura di morire e non vuole lasciarsi alle spalle il mondo perfetto che dici di aver costruito.
Questa è l’America dei patrioti? Quelli che sparano sulla folla per mostrare i muscoli? No. L’America è gestita e amministrata da un branco di folli che si chiama Deep State, il quale punta dritto a far soldi con le armi e la guerra, perché gli è stato negato l’accesso alle risorse per il controllo del mondo. In questo contesto si sviluppa e cresce il prezzo dell’oro.
SEMPRE PIU’ SU
Mentre il prezzo dell’oro cresce le economie fanno sempre più fatica a far quadrare i conti, perché cresce il costo della vita, diminuisce di conseguenza lo stipendio. Il prezzo del barile di petrolio è aumentato del 40% negli ultimi 3 anni, Il costo di produzione dell’oro quindi aumenta. Ed è l’unico modo di recuperare la perdita di potere di acquisto della moneta.
Il rapporto “Gold Demand Trends” del World Gold Council per l’intero anno 2025 rivela che la domanda totale di oro ha raggiunto un nuovo massimo storico di 5.002 tonnellate lo scorso anno. Un quarto trimestre da record ha suggellato un anno eccezionale, in cui la persistente incertezza geopolitica ed economica ha spinto ingenti investimenti in oro per un valore annuo di 555 miliardi di dollari.
Nel Q2 2026, l’andamento dell’oro è caratterizzato da una fase di consolidamento e fisiologica volatilità dopo i massimi storici di inizio anno. Le banche centrali continuano ad alimentare una forte domanda strutturale, mentre i target delle principali istituzioni per i mesi a venire restano fortemente rialzisti.
Luca Clemente




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