Quarto Round
Quanto tempo è passato da quel febbraio 2020, tanto inaspettato, quanto preparato dall’élite mondiali sull’origine e sul decorso della pandemia. A quel tempo l’oro valeva circa 50 euro al grammo. Poi l’apotéosi, l’incertezza e la paura regnò in quei mesi.
Già il primo round, dopo la sua liberalizzazione, lo avevamo conosciuto nel 2013, ricordate? La speculazione edilizia, con la finanza creativa, creò la bolla immobiliare che fece schizzare in alto il prezzo dell’oro. L’oro arrivò a 65 dollari per grammo e poi crollò a 30 per grammo, tramite le speculazioni delle agenzie di rating, prima del recupero della fiducia nei mercati con l’innalzamento dei tassi della FED. Compra dollari e investi in fondi immobiliari che costano poco, l’oro tornò al suo prezzo naturale.

L’investimento azionario dopo un crollo del mercato, prima si contrae e poi recupera fiducia, il bene rifugio oro perde di valore, gli investitori comprano azioni spinti dal mercato. Ma ecco il secondo round. Nel periodo pre-covid, il prezzo dell’oro ricomincia a salire. Il 7 luglio 2020 l’oro quota 60 euro.
Di questo passo il prezzo dell’oro aumenterà sempre di più, per via dei costi di produzione e della sicurezza dei giacimenti. Come ricordo nel vademecum “Guida all’investimento in oro fisico: da sempre la forma d’investimento più sicura“, sebbene l’oro prodotto nel mondo aumenta, anche i costi di produzione aumentano, come evidenziava Bloomberg già nel 2021. Per questo motivo spesso si ricorre al riutilizzo, ossia al ritiro, fusione e rivendita dell’oro.
Tre anni dopo invece un grande balzo in avanti, il riflesso della guerra in Ucraina: con una nuova linea di Debito da aprire, l’investimento nelle riserve auree dei Paesi impegnati nella guerra tra Usa e Cina è diventato sistematico. La vittoria e la sconfitta dello Stato.
PACE DURATURA
Nel terzo round, a questo punto, si concretizza la crescita del prezzo dell’oro da 60 fino a 147 euro al grammo toccati il 6 febbraio di quest’anno. Ora siamo a 120 con la paura della fragile tregua tra USA e Iran, che sembra più una pausa per riarmarsi e superare la calda estate mediorientale più che una pace duratura, che dona di nuovo fiducia nei mercati azionari. Per questo motivo il prezzo dell’oro è sceso, in attesa da venerdì 19, la lunga corsa alla condivisione delle materie prime, si scoprirà essere ancora lungi dal risolversi con un accordo siglato già mesi fa tra Iran e America.
Il crollo è sempre alle porte, con la possibilità dei Paesi in conflitto di raggiungere una pace che definisca per sempre l’accesso alle materie prime necessarie. Utopia. Per chi descrive un mondo in Guerra Infinita o uno Scontro fra civiltà, la percezione della pace in pericolo funge da buon senso che agisce da calmieratore, regolatore del mercato e della fede in esso. La politica internazionale si intreccia ai costi della produzione, dato che la sicurezza dei giacimenti e le frontiere dei Paesi da dove arrivano le materie prime, vacilla.
La pace duratura e la sicurezza dei confini sono due concetti labirintici, così il bene rifugio Oro gode e attende il quarto round: sfondare il tetto dei 150 euro al grammo, un nuovo business che parte proprio dalla dalla protezione delle miniere nei Paesi che ospitano i più grandi giacimenti del mondo: Brasile, Nuova Zelanda, Sudafrica, Russia e Cina. Anche l’India è un competitor molto importante in questo frangente, si prodiga al fine di promuovere la sicurezza nei luoghi di lavoro per avere soldi e armi per difendere lo Stato.

LA LINEA KUNG FU PANDA
Nella zona dove si gioca la partita energetica, la linea russo-kazako-cinese detta anche la Linea Kung Fu Panda si gioca la più grande partita di Risiko dei tempi contemporanei. Dopo una lettura che non lascia dubbi sulla distribuzione del gas, iniziata con Putin e Bid Laden nel 2000, oggi Trump cerca di portare a casa il risultato indebolendo i fronti del alinea Kung Fu Panda, il gigante buono e paffuto che lotta fino alla morte per lasciare la tradizione intatta e chiudere fuori dalla porta gli avari di potere.
Trump che lotta per il potere degli Usa, sta creando le basi insieme ai suoi amici Dem, di portare il costo delle materie prime in alto e dare la colpa ai cinesi, ai russi, ai brasiliani, ai giapponesi…a tutti tranne che a lui e la sua combriccola di vampire, in primis il suo ministro degli esteri Rubio, nato a Miami da genitori cubani e con origini piemontesi che lotta per riportare i Paesi del Sudamerica in condizioni colombiane.
Il quarto round sarà segnato da un nuovo equilibrio mondiale che deve passare per una nuova Guerra dei Trentanni, in pratica una prima di vedere un crollo dell’oro dato da una confisca netta, stile impero romano. Ma solo quando queste èlite avranno le porte dell’oro sbarrate.
Luca Clemente

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