Holiday on monday
L’oro a 110 dollari al grammo (3500 dollari per oncia) è il risultato delle scelte da falco in politica economica internazionale, con il rapporto euro/dollaro a sotto i 15 centesimi. Le previsioni richiedono attenzione però, perché un drastico innalzamento del costo del denaro, potrebbe portare l’oro sopra i 100 euro al grammo.
PREZZO IN RISALITA
Il prezzo dell’oro torna a salire anche nel mese di luglio. Da 89.5 euro per grammo a 94. Un incremento del 5% in un solo mese. Secondo il world gold council di giugno, che ha previsto il 5% di guadagno a luglio, il futuro dell’oro è incerto ma potrebbe guadagnare ancora un 10% entro la fine dell’anno.
Anche per effetto dei costi di produzione, intorno ai 1400 dollari per oncia (45 dollari al grammo) che sono aumentati negli ultimi 3 anni e sono tornati ai livelli del 2013 quando il prezzo dell’oro poi crollò.
“Se le previsioni macroeconomiche di economisti e operatori di mercato sono corrette, la nostra analisi suggerisce che l’oro potrebbe muoversi lateralmente con un possibile rialzo, con un ulteriore aumento dello 0%-5% nella seconda metà dell’anno. Tuttavia, l’economia raramente segue le previsioni consensuali. Se le condizioni economiche e finanziarie dovessero deteriorarsi, esacerbando le pressioni stagflazionistiche e le tensioni geoeconomiche, la domanda di beni rifugio potrebbe aumentare significativamente, spingendo l’oro al rialzo del 10%-15% da qui in poi. D’altro canto, una risoluzione dei conflitti diffusa e duratura – cosa che appare improbabile nel contesto attuale – vedrebbe l’oro recuperare il 12%-17% dei guadagni di quest’anno.” WCG
Agosto incerto per l’oro e non solo
Questo vuol dire che una risoluzione pacifica dei conflitti e il contenimento dell’inflazione potrebbe abbassare il prezzo dell’oro e vanificare quel 15% che è stato prodotto proprio dalle condizioni di cui sopra.
La tensione internazionale da una parte rientra nelle 5 cose da fare in un economia di guerra: mantenere vivo il sistema indebitato, produrre armi contro la crisi economica, alimentare la paura, contenere lo scontento ed infine aumentare il prezzo delle materie prime. Dall’altra crea un maggior costo della vita e quindi un innalzamento del prezzo dell’oro nel lungo periodo se non viene contenuto il costo del denaro. Siccome oggi il 95% delle transazioni viene fatto in digitale, il costo del denaro dovrebbe essere limitato.
Perciò possiamo supporre che l’indebitamento dello Stato (ossia i soldi che lo Stato stampa per distribuirli nel sistema) genera inflazione, ma la moneta stampata circola meno di prima. Quindi se lo Stato smette di stampar moneta, dovrebbe diminuire anche l’inflazione. Il rapporto tra moneta stampata e capacità di produrre è l’indebitamento. Per questo motivo la finanza deve fare numeri sempre maggiori.
Mercati a briglie sciolte
L’aumento del costo della vita porta ad un drastico aumento delle materie prime. Anche il prezzo unico nazionale (PUN) è aumentato nell’inverno del 2025 attestandosi a 0,14 centesimi per KWh netti, ma ha toccato punte di 0,26 di euro, al lordo delle componenti legate al prezzo della bolletta. Non di meno, il gas che sfiora 1 euro di costo per un metro cubo (smc), gonfiando le bollette del 50% in più, rispetto all’anno scorso. Da rilevare che quest’anno la dinamica del prezzo luce/gas si è invertito.
Con la rivoluzione green è il prezzo della corrente che aumenta in inverno, mentre si mantiene più contenuto il prezzo del gas. Tenuto conto che le quantità di NGL importate dagli USA e il metano prodotto in Italia, di certo tengono il prezzo contenuto. L’Italia importa circa 186 bcf di gas dagli USA (GNL), pari a circa 5 miliardi di metri cubi di gas naturale liquido. Praticamente sostituito al metano che ha aumentato i costi quasi del 100% e diminuito la sua produzione da 14 a 3 miliardi di metri cubi nel 2025. fonte
In conclusione il mercato delle materie prime sembra aver dinamiche in evoluzione insieme ai cambiamenti in atto in campo politico internazionale. Lo scenario in continuo mutamento presuppone nuove crisi all’orizzonte: l’America ha concesso una tregua sia alla Russia che all’Iran (sempre più uniti) ma i poli contrapposti si fanno sgambetti economici giorno dopo giorno i quali rendono il mercato delle materie prime più instabile che mai. Benvenuti nell’era dell’incertezza totale.
Luca Clemente



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