OCEAN’S ELEVEN

OCEAN’S ELEVEN

Dal film diretto da Soderbergh, premio oscar per la sceneggiatura (autore tra l’altro di Erin Brockovich, un film sui danni dell’amianto alla salute dei cittadini di Hinkley, California), scopriamo dove detengono i loro tesori i casinò: sotto il Mare! La quantità di oro e gioielli che si vede caricare su quei motoscafi, le borse colme di lingotti da 1 kg l’uno, forse, a decine trasportate da Clooney ed il suo imprevidibile socio Brad Pitt, sono pura fantasia, illusione!

Ah, che bello se fosse possibile trovare uno di quei lingotti che è finito sulla spiaggia, come un messaggio in una bottiglia, proprio in un pomeriggio caldo come questo. Farebbe il giro delle redazioni. Come la notizia nel 2011 che sarebbe iniziata la “Corsa all’oro negli oceani“, per lo più snobbata e ridicolizzata, con il benestare del Governo degli Stati Uniti d’America. In una sorta di “20.000 tonnellate sotto i mari”, la De Beers Group, famosa multinazionale del diamante, ha dato il via a questa ricerca spasmodica, visto che l’oro in superficie si sta pian piano esaurendo.

I costi di estarazione rimangono per lo più alti Oggi si usano in superficie escavatori e petrolio, ma diventerà sempre più costoso e poco competitivo. La tecnologia migliore forse sarò quella dei robot elettronici su piattaforme oceaniche, alimentate dall’acqua e dal vento per raggiungere i 3000 metri di profondità.gli oceani in particolare indiano e nord atlantico.



La formazione dell’oro, come quella dei diamanti,è un ciclo che passa attraverso fase di alte pressioni, così come successe qualche miliardo di anni fa. La cosa affascina molto sia geologi che le multinazionali ovviamente. Le tecniche di estrazione sono ancora allo studio ma posizione delle grandi multinazionali è chiara: possiamo investire per anticipare i competitors cinesi ed indiani.

GLI ACCORDI IN NAMIBIA DELLA DE BEERS E GLI STATES

L’esportazione di diamanti e metalli preziosi raggiunge il 20% nell’Africa Meridionale. Peccato che il livello di ricchezza raggiunto da questi Paesi rimane sempre indietro rispetto agli Africani che sfruttano il loro stesso popolo su commissione dei ricchi occidentali d’oltreoceano. La De Beers nel 2017 ha firmato un accordo con la Namibia per la costruzione di una nave lunga 176 metri al costo di 142 milioni di dollari.

L’azienda fondata da Cecil Rhodes in Sudafrica nel 1888 è una swing producer, ossia offre mezzi e strumenti al popolo africano, ma deteniene il 50% dei mezzi e dei profitti. Negli anni il cammino è stato segnato da numerose guerre civili come si può evincere dal libro di Marina Forti “La signora di Narmada”.


Oryx and dunes - Sossusvlei - Namibia

La lunga mano americana stenta a mollare la presa nonostante la globalizzazione stia ricordando loro la sudata indipendenza del 1776. Guerra di conquista o indipendenza popolare? L’America nell’immaginario degli anni sessanta era una chimera, un simbolo di libertà. Questa maschera oggi sta crollando davanti all’egemonia tirannica di un governo che si definisce democratico ma detta regole alle popolazioni che col sangue hanno conquistato le proprie libertà.


Luca Clemente